sabato 28 gennaio 2017

Gelsonero, Villa Dora, 2005

Di Antonio Indovino

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso DOC, Gelsonero, Villa Dora, 2005

Eccomi qui, ancora una volta, a parlare di un vino della famiglia Ambrosio, di un vino delle Cantine Villa Dora.
Non un'annata recente, anche stavolta, poichè se ne reperiscono facilmente in giro. Il motivo? La volontà di eccellere e la lungimiranza di "Don Vincenzo" hanno creato, da subito, i presupposti per la relizzazione di vini che sfidassero il tempo. Il passo successivo è stato l'archivio storico conservato con grande fiducia anno dopo anno: la prova tangibile di un progetto visionario in grado di capovolgere la concezione di "vino vesuviano" come prodotto "comune".
Come ho detto poc'anzi, ho precedentemente parlato delle Cantine Villa Dora e pertanto vi rimando alla degustazione del Forgiato 2001 (link) per le informazioni di natura storica ed il contesto orografico.  

Quest'oggi ho avuto la fortuna di apprezzare e trascrivere le mie personali impressioni riguardo al Gelsonero 2005.
È ottenuto, come da disciplinare, da Piedirosso per l'80% con saldo di Aglianico. Le uve vengono da una vigna piantata nel 1980, successivamente convertita dal classico sistema a "pergola vesuviana" alla spalliera, con potatura a Guyot, ed infittita sino a 5000 ceppi/ha.
La vinificazione delle 2 varietà d'uva avviene separatamente in acciaio poi, successivamente all'assemblaggio, il vino viene elevato in tonneaux di 2° e 3° passaggio 
(quelli del Forgiato) per 14 mesi circa. Al termine è previsto un affinamento minimo in 
bottiglia di 6 mesi prima della commercializzazione.

Calice alla mano si presenta con una vivida veste granata, dall'orlo aranciato ed una trama discretamente fitta.
Al naso sono emersi in pricipio profumi terrosi, di cioccolato ed amarene sotto spirito. In seguito a maggior respiro nel calice il quadro olfattivo si è arricchito di profumi di arance sanguinelle candite, di radice di liquirizia e di legna arsa.
Al sorso non sembra cedere il passo, anzi. L'ingresso è teso, avvolge e "riscalda" piacevolmente il palato. È agile nella beva, forte di una buona spalla acida, di tannini perfettamente maturi seppur nelle retrovie, e di grande sapidità. 
Termina la sua corsa indugiando sufficientemente a lungo soprattutto sui toni scuri.

Ho avuto modo di apprezzare appieno il Gelsonero ad una temperatura di 16°C, dopo averlo stappato con un paio d'ore di anticipo e servito in un calice piuttosto voluminoso. Personalmente lo abbinerei a delle salsicce al sugo.

Prezzo in enoteca: 10-15€ (per le ultime annate in commercio)
Contatti: www.cantinevilladora.it

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina


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martedì 24 gennaio 2017

Chambave Muscat Flétri, La Vrille, 2013

Di Antonio Indovino

Vallée D'Aoste Chambave Muscat Flétri DOC, La Vrille, 2013
 


Ci troviamo in terra valdostana, a Verrayes, più precisamente nella frazione di Champagne. Un contesto mozzafiato, un angolo di paradiso a circa 700m di quota da cui si può ammirare tutta la vallata sottostante. Qui la dorsale alpina assume la conformazione di un arco, formando un vero e proprio anfiteatro naturale che guarda verso sud-est. Condizioni uniche, che conferiscono a questa zona un microclima particolarmente favorevole alla viticoltura: soleggiato dalle prime ore del giorno fino alle ore centrali della giornata, con grandi escursioni termiche giorno/notte, ventilato ed al contempo protetto dalle fredde correnti continentali. È proprio di qui che passa la Via Francigena, il cui nome deriva dal fatto che provenisse dal territorio dei Franchi. Un itinerario che collega l'Europa Occidentale (la Francia in particolar modo) a Roma, ed utilizzato per i pellegrinaggi alla Santa Sede. Quel percorso transalpino ha ricondotto nei primi del '90 Hervé Daniel Deguillame, figlio di emigrati valdostani in Francia da 4 generazioni, alla terra madre.
L'ironia della sorte e l'incontro con Luciana, la sua compagna di vita, lo hanno riportato proprio lì, dove affondano le radici della sua famiglia e dei suoi natali. Hervé privato di una delle sue due passioni, il mare (per ovvi motivi), concentra tutto se stesso, quindi, nella viticoltura. Inizia così a lavorare alla Crotta di Vegneron, arricchendo in maniera considerevole il suo bagaglio di esperienze dirette "sul campo". Successivamente c'è stato il grande passo, l'Agriturismo di famiglia e la piccola vigna, sotto i 2ha, in cui ha piantato ed iniziato ad allevare varietà tipiche valdostane. La passione è divenuta, pertanto, un vero e proprio stile di vita nel quale, dal primo istante, seguire due soli dogmi: eco-sosteniblità e prodotti a Km 0. Nel 2005 è arrivata la prima vendemmia e, da allora, c'è stata una escalation qualitativa che ha portato a grandi soddisfazioni personali, sia per i vini che per l'agriturismo.

Quest'oggi sono qui a parlarvi di un eccezionale passito da Muscat Blanc à

Petit Grains in purezza, allevato da H. Daniel a spalliera e con potatura a guyot su questi suoli di origine morenica, ricchi di sabbia e limo. In seguito alla raccolta le uve vengono lasciate ad appassire in piccole cassette all'interno della bottaia. Dopo 3 mesi all'incirca questi acini molto concentrati vengono vinificati in acciaio, con una macerazione pellicolare pre-fermentativa a freddo che va dalle 36 alle 48 ore, ed il vino vi resta per 12 mesi prima dell'imbottigliamento. In ultimo viene immesso sul mercato al completamento di una sosta in bottiglia di almeno 4 mesi.
 

Nel calice si presenta con una luminosa veste dalla tonalità aurea. 
Al naso, verticale e di grande impatto iniziale, offre, aprendosi, un finissimo ed ampio ventaglio aromatico: agrumi canditi, fichi secchi, pesche sciroppate, miele, fieno e fiori secchi, salvia e mandorla dolce. La carezzevolezza e la dolcezza, al palato, sono puntualmente bilanciate da una notevole freschezza che quasi maschera la grande sapidità, ed al contempo, regala una grandissima eleganza e bevibilità. Il sorso chiude su una lunga scia dove si ripetono soprattutto le note fruttate
 

Questo passito, come detto in precedenza, ha una freschezza tale da consentirne il servizio ad una temperatura di 14°C, al di sopra di quella canonica, consentendo di enfatizzarne maggiormante profumi ed aromi e di ben pareggiare, a mio parere, un formaggio erborinato. 
 

Prezzo in enoteca: 30-35€ 
Contatti: www.lavrille.it
 

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina


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mercoledì 18 gennaio 2017

Montepulciano d'Abruzzo, Marina Cvetić, 2009

Di Antonio Indovino 

Montepulciano d'Abruzzo DOC San Martino Rosso, 
Marina Cvetić, Masciarelli, 2009
 

Ci troviamo a San Martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti. 
É qui che è iniziata la storia dell'Azienda Masciarelli nel 1981.
Gianni Masciarelli eredita dal nonno materno, Umberto, la passione per la vigna e per il vino ed inizia da giovanissimo con i primi esperimenti con l’uva, animato da un grande sogno: valorizzare i vitigni autoctoni abruzzesi, conferendo loro un carattere internazionale ed esaltandone al contempo il legame con il territorio: in linea con la sua indole conservativa e rivoluzionaria al tempo stesso!
A soli vent’anni l’illuminante esperienza della vendemmia estiva in Champagne lo orienta definitivamente sulla strada da intraprendere: fondare un'azienda propria che sintetizzasse la sua "visione".
All'inizio aveva soltanto 2 ettari e mezzo su cui mettere le mani, di proprietà del nonno Giovannino, ma la consapevolezza che l’Abruzzo fosse una terra estremamente vocata per la viticoltura.
Ha cominciato così ad allevare il Montepulciano ed il Trebbiano con le più innovative tecniche apprese in Francia alla fine degli anni ’70. Nel 1987 poi l'incontro con Marina Cvetić: ne scaturisce un legame privato e professionale destinato ad imprimere all’azienda la definitiva svolta internazionale. Negli anni sono stati fatti investimenti sia in cantina (tecnologia) che in vigna. Gianni ha costantemente studiato le tecniche più innovative e le specificità del territorio abruzzese, selezionato i vigneti più vecchi e meno produttivi, infittito gli impianti e posto una grande attenzione alla selezione clonale e massale: ha curato con la medesima ossessione le sue “due cantine” (vedi cit.2).
 

Citazioni G.M.: 
1) "Io credo che per fare una grande cantina, il titolare debba fare un grande vino".    
2) "Ogni produttore ha due cantine, una di cemento e una sotto il cielo, ma è la seconda, cioè la vigna, ad essere la più importante, perché per fare vini decenti bisogna innanzitutto pensare a fare delle uve straordinarie". 
3) "Bisogna capire che la tecnologia ha raggiunto in tutti i settori dei livelli straordinari, e noi dobbiamo utilizzarla per cercare di ottimizzare la qualità dei nostri prodotti. I sistemi tecnologici utilizzati in cantina devono essere rispettosi del grande lavoro eseguito in vigna, salvaguardandolo ed esaltandolo attraverso funzionalità e versatilità: tecnologia, dunque, ma come strumento al servizio dell’impegno indispensabile per ottenere grandi vini".
 

Gianni Masciarelli, è prematuramente scomparso nell’estate del 2008.
Da quella piccola vigna a San Martino sulla Marrucina, con tenacia, caparbietà e volontà ha saputo costruire una storia ed un'Azienda straordinaria che oggi si estende su 300 ettari di terreni (a dispetto dei 2,5 iniziali), di cui 60 coltivati a vigneto, dislocati in 13 comuni di tutte e 4 le province abruzzesi.
 

Quest'oggi sono qui a trascrivere le mie personali impressioni sul
Montepulciano d'Abruzzo Marina Cvetić (prodotto per la prima volta nel 1997), di cui ho degustato la 2009.
Ottenuto dalla vinificazione di Montepulciano in purezza, proveniente da diversi vigneti dislocati nel comune di S. Martino, allevato a spalliera, con una densità d'impianto che oscilla tra 6000 e 9000 ceppi/ha, potatura a guyot e rese di 90q.li/ha. La vinificazione avviene in acciaio, cui segue un élevage in barrique di 12 mesi ed un ulteriore affinamento minimo in bottiglia di un anno.
 

Si presenta con una luminosa ed impenetrabile veste granata.
Al naso regala profumi di humus, china, liquirizia e caffè in primis. Successivamente si apre su note di confettura di ciliegie nere e prugne secche: il tutto su una nota balsamica di fondo.
D'impatto al palato, carezzevole ed avvolgente, forte di una buona spalla acido-sapida ed una piacevole astringenza di tannini presenti ma risoluti. Il sorso chiude su toni scuri, terrosi, di torefazione e balsamici.

Ho avuto modo di apprezzarlo appieno dopo un'ora abbondante dall'apertura, in un ampio calice intorno ai 18°C. 
A mio parere potrebbe essere il compagno ideale dei tipici Arrosticini Abruzzesi.
 

Prezzo in enoteca: 15-20€ (per le ultime annate in commercio)
Contatti: www.masciarelli.it

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina


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martedì 17 gennaio 2017

Donna Elena, Porto di Mola, S.A.

Di Antonio Indovino 

Campania Bianco IGP, Donna Elena, Porto di Mola, S.A.
 
Avendo già parlato precedentemente dell'Azienda, ed in particolare del "Petratonda" (link), riporto dalla scheda precedente le informazioni di natura storica ed il contesto orografico.

L'Azienda Agricola Porto di Mola fu fondata nel 1988 dalla famiglia Esposito, la cui tradizione vinicola risale alla fine dell'800. A ridosso degli anni '90 Giuseppe Esposito, il fondatore, rileva un fondo di 325 ha tra le colline di
Rocca D'Evandro e Galluccio: una zona particolarmente vocata alla viticoltura per morfologia del suolo e microclima.
Ci troviamo all'interno del Parco Regionale di Roccamonfina, sul versante nord-est del vulcano, ad 1 Km dal fiume Garigliano. Era proprio qui che sorgeva un importante porto commerciale dal quale i Romani esportavano i vini e gli oli della "Terra di Lavoro". Di qui il nome dell'Azienda (Porto di Mola) che trae spunto dal trascorso storico. Il fondo inizialmente era di proprietà del Duca fiorentino Velluti Zati, che vi aveva fatto impiantare 27 ha di vigneto con un sistema di allevamento a tendone per favorire una produzione di tipo quantitativo.
I vitigni impiantati erano sangiovese, ciliegiolo e merlot che però non seguivano un'ordine logico nè all'interno del filare stesso, che tantomeno tra una vigna ed un'altra.
Il riconoscimento della "D.O.C. Galluccio" nel 1997, unitamente al fatto che le diverse varietà avevano periodi di maturazione totalmente diversi e causavano problemi sia in raccolta che durante i trattamenti fitosanitari, spinsero Giuseppe (sotto lo gli stimoli del figlio Antimo) alla totale conversione dei vigneti.
La scelta ricadde su varietà autoctone campane quali l'aglianico amaro (localmente diffuso) e la falanghina (biotipo beneventano), che ottemperavano al disciplinare di produzione.
Il sistema di allevamento passò a sua volta dalla pergola alla spalliera, con relativo infittimento d'impianto, sancendo un netto cambio di rotta col passato.
Il merito fu della lungimiranza di Antimo che, fin dai primi momenti, ha voluto puntare tutto sulla qualità affidandosi all'enologo Maurizio De Simone, da sempre innamorato di questa "terra di confine".
Nel corso degli ultimi anni il vigneto è passato dai 25 ha di fine anni '90 agli attuali 45, con l'aggiunta di altre due varietà rigorosamente campane quali il fiano ed il greco, mentre la vecchia cantina è stata rimpiazzata con un'ampia ed accogliente struttura dotata delle più moderne ed efficienti attrezzature.
L'attuale conduzione enologica è affidata a Davide Biagiotti, supportato dall'agronomo Franco Mancini.


Quest'oggi ho avuto la fortuna di degustare il Donna Elena, un bianco celebrativo e commemorativo (prodotto in una tiratura limitata di circa 4500 bottiglie) di cui sono il primo in assoluto a parlarne.
Presentato lo scorso 14 Agosto durante l'inaugurazione del Frantoio Aziendale, è un vino dalla doppia identità, volutamente, sia per le vicissitudini che lo hanno portato alla nascita, che, per la sua identità nel calice.
Nasce come sfida al tempo e se stessi, dalla voglia di misurare le capacità evolutive del proprio bianco di punta e come omaggio alla compianta Zia Elena, una donna d'altri tempi, rimasta nubile, e che è stata per tutti i suoi 12 nipoti una vera e propria seconda madre.
Alla base vi è l'assemblaggio di 3 silos da 1000 litri di 3 diverse annate dell'Acquamara (2012, '13 e '14) con un piccolo taglio di 500 litri di Falanghina della vendemmia 2015.
L'Acqu
amara nasce dalla vinificazione separata in acciaio di Falanghina, Fiano e Greco (nelle percentuali del 33, 33 e 34%), previa una notte di macerazione pellicolare a freddo a 6°C. La fermentazione avviene ad opera di lieviti selezionati e, intorno al 50% del processo, le masse vengono spillate in botti di castagno da 500 litri dove viene completato il processo fermentativo ed i vini restano a maturare sulle fecce fini per circa 6 mesi.
Al termine i 3 vini base vengono filtrati a freddo ed assemblati in acciaio, con successivo imbottigliamento ed una ulteriore sosta in vetro di 5 mesi che ne precede la commercializzazione.

Nel calice il vino si presenta con una vivida e carica tonalità paglierina con lievi riflessi verdolini.
Al naso emergono profumi di pera e mela matura, di pompelmo, fiori di ginestra, miele di castagno, erbe balsamiche
e pepe bianco, con una lieve nota minerale di fondo.
Il sorso è secco, tagliente ed avvolgente allo stesso tempo, ricco e sorretto da una grande spinta acida ed una piacevole scia sapidita che lo rende ancora più interessante, intrecciandosi con i rimandi agrumati e di frutta matura al contempo.


Andrebbe degustato in un calice abbastanza voluminoso e di media apertura ad una temperatura di 10/12°C.
Personalmente lo abbinerei
ad un piatto di Raviolini ai Formaggi dolci, con salsa di Pere e Noci tostate.

Prezzo in enoteca: 15-20€ 
Contatti: www.portodimola.it

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina


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venerdì 13 gennaio 2017

Vigna di Levante, Antonio Mazzella, 2009

Di Antonio Indovino

Ischia Rosso DOC, Vigna di Levante, Antonio Mazzella, 2009

Avendo già parlato precedentemente dell'Azienda, ed in particolare del "Vigna del Lume" (link), riporto dalla scheda precedente le informazioni di natura storica ed il contesto orografico.
 
Il lavoro di tre generazioni ed un passato colmo di sacrifici ed impegno: questa è la storia delle cantine Antonio Mazzella, fondate da Nicola nel 1940 e ampliate da Antonio, figlio del fondatore, perfezionate nella produzione di vini di qualità dai nipoti Nicola e Vera.
Ci troviamo nel villaggio di Campagnano, sul versante Sud dell’Isola di Ischia a circa 150 metri sul livello del mare: contesto in cui le strade e le condizioni dei terreni non sono delle più agevoli.
Tanto sacrificio unito a costanza e passione per le viti ed il loro prezioso frutto hanno reso possibile la trasformazione di queste aree disagiate da aride ed abbandonate in fiorenti e produttive.
I terreni di coltivazione sono raggiungibili solo a piedi per mezzo di antichi sentieri. L'inclinazione è estrema, i terrazzamenti sul mare hanno pendenze superiori al 50% e costringono i vignaioli a servirsi di monorotaie o addirittura a trasportare a spalla le cassette durante la vendemmia.
Qui la quota altimetrica fa i conti con le coste a picco e le pinete in concorrenza con i vigneti aggrappati ai piccoli fazzoletti assolati ed esposti ai venti, guadagnati alla vegetazione che avanza: ciò rende ancora più difficile la cura delle viti e contribuisce a rendere unici questi prodotti.
L'azienda si prende cura di 10 ettari in tutto, alcuni di proprietà ed altri in conduzione, oltre ad avere una serie di conferitori esterni e familiari.
La raccolta, la pigiatura e la torchiatura dell’uva vengono praticate a mano in antiche cantine scavate nella roccia tufacea dove rimane per circa 12 ore e poi viene trasportato via mare con appositi contenitori posti su barchette di legno che dalla baia di San Pancrazio si spostano fino all’antico Borgo di Ischia Ponte, dove viene trasferito nella cantina a Campagnano, ai piedi del Monte Vezzi.
Così come il padre Antonio, Nicola e la sorella Vera si dicono fieri di custodire la forte identità contadina di un'isola dove coltivare la terra è sì fatica quotidiana, ma allo stesso tempo una tradizione altresì viva nel presente.

Quest'oggi ho avuto la fortuna di degustare il
Vigna di Levante 2009, un rosso
prodotto nell'omonima vigna che deve il nome alla sua esposizione mattutina ai raggi del sole. È ottenuto dalla vinificazione in acciaio ed a temperatura controllata di Piedirosso ed Aglianico, nelle rispettive percentuali dell' 85 e 15%, con una macerazione pellicolare di 5/6 giorni ed una sosta sulle fecce fini che si protrae per 12 mesi. Successivamente il vino viene elevato in botti di rovere francese per 10 mesi prima dell'imbottigliamento.

Nel calice si presenta con una vivida ed impenetrabile veste granata.
Al naso regala in prima battuta profumi terrosi, balsamici e di radice di liquirizia. Successivamente il ventaglio olfattivo si allarga regalando note di frutti di bosco sciroppati, di amarene sotto spirito e di cioccolato, per finire su toni che ricordano i fiori di lavanda essiccati. In bocca è succoso, vellutato ed avvolgente, sorretto da una buona freschezza, tannini risoluti ed appena percettibili, una piacevole scia sapida ed una lunga chiusura che richiama soprattutto le note fruttate e balsamiche.

Ho avuto modo di apprezzare il Vigna di Levante in un calice di media grandezza, intorno ai 14/15°C. Personalmente lo abbinerei a del "Coniglio alla Cacciatora".

Prezzo in enoteca: 15-20€ (per le ultime annate in commercio)
Contatti: www.ischiavini.it

Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia,
Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina


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